01

mag

Musicalmente parlando…

Posted by Ruca Matsuo as Musica, Riflessioni

…Non ho niente da dire. O meglio, non mi va più di parlarne. Preferisco ascoltare e tacere.
Ci sarebbe da chiedersi: perchè? Eppure non posso dire di essere una persona indifferente al mondo musicale, tutt’altro. La musica (quella buona) mi piace, mi intrattiene, mi trasmette emozioni, mi fa sognare e riflettere. E allora perchè ho perso completamente la voglia di farne argomento di discussione con chiunque? Proverò a spiegarlo oggi, cogliendo l’occasione per permettermi di criticare un po’ questo ambiente che oggi più che mai sta venendo a parer mio esageratamente sfruttato e allo stesso tempo estremamente ghettizzato dai suoi stessi frequentatori.

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22

gen

Umana desolazione

Posted by Ruca Matsuo as Ordinary life, Riflessioni

Quello che state per leggere è una vecchia bozza che ho scritto due mesi or sono, un po’ per sfogo, un po” per voglia di scrollarmi dalla fiacchezza di un’esistenza piatta. L’ho riletta…e penso meriti lo spazio di questo blog.

Ti svegli una bella mattina di Novembre con una piccola ma quantomai umana speranza nel cuore. Ti prepari come da mattutino rituale, ed esci di casa apprestandoti a percorrere i 60 chilometri che ti separano dalla tua meta a bordo di un autobus, già pregustando il sapore della nausea che risale lungo la gola riarsa. Prima di poter partire dovrai attendere oltre 20 minuti in mezzo ad una stazione deserta, sentendo il dolore delle ossa che si sbriciolano per il freddo; dovrai osservare un autista arrivare con un quarto d’ora di ritardo al suo posto senza curarsene, preferendo starsene 5 minuti buoni a fumare il suo sigaro prima di mettere in moto il veicolo; dovrai litigare ed essere trattato in malo modo per il solo aver chiesto educatamente il motivo di tanto ritardo.
Durante il viaggio, la tua sola compagnia è nella musica che ascolti attraverso un paio di cuffie, mentre osservi il panorama attraverso il finestrino. Sei solo, viaggiatore speranzoso che proietta la sua mente avanti di due ore, verso un piccolo desiderio caldo come un cuore innamorato, fragile quanto un fiocco di neve.
Arrivi a destinazione e ti osservi attorno, con i sensi tesi, come un predatore affamato alla disperata ricerca di una preda che faccia incautamente capolino in mezzo alla foresta. Ancora qualche minuto di attesa, e finalmente il cuore ha un sussulto di gioia: Lei è lì, di fronte a te, che ti saluta con la mano mentre a passo svelto ti si avvicina camminando lungo il marciapiede. La guardi negli occhi, come se non le avessi parlato da cent’anni. Ti perdi in quegli occhi dai riflessi di smeraldo, non puoi resistere al richiamo di un abbraccio. Poi, per un lunghissimo attimo il mondo si ferma. Un attimo lungo quanto un semplice bacio, ma infinito come l’universo.
Ora che sei finalmente in compagnia della persona che ami, ti prepari ad affrontare tutto il resto: la città attorno a te. Sei stanco e infreddolito; anche lei lo è. Passeggiando decidete di prendere posto in un bar, per rifocillarvi e restare al caldo per qualche minuto. Ordini senza pensarci un cappuccino ed una brioche, ma scopri di aver fatto i conti senza l’oste: ci sono i tavoli, ma non ci si può sedere. Non osi chiedere il motivo, ma è così.
Resti in piedi, consumando la tua colazione in fretta, quasi strangolandoti, quasi sentendoti in colpa. Guardi negli occhi la tua compagna, e in quei riflessi di smeraldo non vedi più la luce di mille sogni. Vedi una parola sola: desolazione. Grande, fortissima desolazione.
La stessa desolazione che avete sentito tante, troppe volte percorrendo le vie di quella maledetta città. La città, dove tutto ha un prezzo, perfino un attimo di tranquillità di fronte ad una tazza di caffè. Il caffè si paga caro, ma la tranquillità non è compresa nel prezzo. Nella città tutti quanti corrono, tolgono il disturbo in fretta. Nessuno ha più voglia di sedersi e riflettere. Il caos che percorre le vie e le strade non è altro che la sconfinata corsa verso il nulla di migliaia di unità umane. Non persone, individui deumanizzati. Alienati anche a se stessi, che percorrono ogni giorno le stesse strade senza più domandarsene il vero motivo. Tra i fast-food sovraffolati e i bar improbabili, non c’è spazio e non c’è tempo per una coppia di innamorati che cerca solamente un attimo di pace per stare insieme.

E così, uscendo da quel bar, percorrendo le solite vie conosciute, la desolazione cresce. La desolazione del “dove andiamo?” e del “cosa facciamo?”, le solite futili domande che sembrano diventate d’un colpo interrogativi amletici ed esistenziali. Il luogo si trova in una panchina deserta alla stazione, fredda ed umida ma sufficiente per scambiarsi qualche bacio e qualche gelida carezza. Sul muro di fianco campeggia la scritta: “MORITE NEGRI”. Segno del passaggio di un individuo incivile, perfettamente in linea con la società che vi circonda.
Dopo la panchina vi attendono le infinite passeggiate, il mercato, i negozi. Entrerete nuovamente in quei negozi, anche se non vi interessano, anche se avreste preferito evitarli a tutti i costi per oggi, solamente per sentire l’illusione di fare qualcosa di bello assieme. Il tempo passa così, girovagando nell’illusione; perchè non t’importa dove sei o cosa stai facendo, ti basta essere con lei. Vorresti crederci davvero. Entrambi lo vorreste. Ma l’illusione si infrange come il vetro sottile di un calice di fronte all’ennesimo accattone che ti importuna chiedendoti soldi per mangiare. Lo ignori, lo mandi al diavolo, non t’importa niente e passi oltre; anche tu sei stato deumanizzato. Non darai soldi a quell’uomo, perchè già sai che fine faranno; i telegiornali e i quotidiani hanno istruito bene il tuo pensiero. Ma ben volentieri darai quei soldi ad una banca nel momento in cui ti servirà un prelievo di denaro contante.
Sei desolato. E’ desolante. Benvenuto nel sistema umano.